
L'ESPERIENZA DI STAGE
I ragazzi di 3° fanno un bilancio del periodo trascorso in stage
Il 5 novembre ha inizio lo stage in azienda. Io sono stata assegnata ad un negozio di abbigliamento del marchio “United Colors of Benetton”.
La mattina del 5 ero agitatissima; mi chiedevo se fossi stata in grado di portare avanti il compito che mi era stato assegnato.
Arrivata in negozio, tutte le mie perplessità sono sparite, lasciando il posto ad una grande euforia.
Ad accogliermi c’erano Sara, responsabile del punto vendita, e Rita, un’amica di Sara, presente nel punto vendita in veste di commessa.
Concluse le presentazioni, Sara mi ha fatto visitare il negozio, pur essendo di piccole dimensioni, e subito dopo mi ha mostrato il magazzino che è dislocato su due piani.
Dopo aver visitato il punto vendita, Sara mi ha spiegato alcune particolarità che caratterizzano la catena di cui fa parte il negozio Benetton e le principali mansioni che avrei dovuto svolgere. La mia giornata iniziava alle ore 10.00, dopo aver fatto colazione con Sara e Rita, aprivamo il negozio; una volta aperto si effettuava la pulizia che riguardava i camerini, le vetrine e il marciapiede antistante il negozio.
Dopo aver pulito mi dedicavo al riordino degli indumenti sui vari scaffali; alle 13.30 la mattinata si concludeva, ed io il più delle volte pranzavo con Sara; alle 15.30 riaprivamo il punto vendita e
nel pomeriggio la giornata diventava molto più movimentata, ed era proprio nel pomeriggio che
io “entravo in azione”: servivo due, tre clienti alla volta cercando di offrire alle persone gentilezza, cortesia e per quello che mi era possibile, velocità.
Dopo una settimana ho potuto constatare di aver imparato molte cose.
Da un punto di vista tecnico ho imparato a riconoscere i dei tessuti, a sistemare i capi per colore, taglia e modello; i modi e i momenti più adatti per effettuare la pulizia del punto vendita; le tecniche per proporre un abbinamento di capi alla clientela.
Lavorando in un negozio di abbigliamento, dove si sta sempre a contatto con la gente, sono riuscita a distinguere tre categorie di clientela:
- Cliente indeciso: colui/lei che entra nel punto vendita per curiosità ma non sa precisamente che cosa vuole acquistare, di conseguenza bisogna seguirlo passo passo, consigliarlo, incoraggiarlo, mostrandogli e proponendogli una vasta scelta. bisogna quasi “coccolarlo”;- Cliente deciso:colui/lei che entra nel punto vendita con le idee ben chiare sul prodotto da acquistare; in questo caso bisogna cercare di soddisfare i gusti del cliente anche proponendogli nuovi capi che magari, non aveva notato;
- Cliente scostante: colui/lei che non ama essere seguito o consigliato, vuole essere libero di aggirarsi per il negozio senza l’aiuto della commessa; in questo caso dobbiamo lasciare spazio al cliente permettendogli di visionare il negozio senza stargli con il fiato sul collo.Di norma è buona educazione salutare ogni cliente che entra nel punto vendita anche se questi non lo fa, solitamente con il “buongiorno”, ma anche con il “ciao” se si trattava di clienti abitudinari, con i quali si ha un rapporto confidenziale.
Ogni qual volta il cliente si accinge ad uscire è buona educazione salutare e ringraziare.
All’interno del negozio non bisogna mai lasciare niente al caso; non bisogna mai perdere di vista i camerini, l’entrata e la cassa nel caso in cui ci fosse un grande afflusso di gente.
Il punto vendita deve essere curato così da poter apparire pulito e ordinato. Il personale deve essere sempre pronto ad ogni eventualità, deve essere in grado di gestire situazioni difficili, non deve perdere la calma con clienti scortesi o scostanti, che pretendono di sapere tutto, deve saper gestire clienti stranieri con i quali si fa difficoltà a comprendersi, quelli che pretendono attenzioni particolari, e all’evenienza attuare strategie come la pazienza, la calma, che è la virtù dei forti, l’autocontrollo, mostrare entusiasmo anche quando la situazione e difficile, lasciare tempo alla clientela per scegliere i loro acquisti, ma soprattutto è importante non abbattersi se non si riesca a portare a termine una vendita.
Facendo un bilancio riguardo a questi due anni di stage posso dire che il tirocinio di quest’anno è stato molto diverso da quello dell’anno scorso; quest’anno ho “lavorato” in un ambiente tranquillo e sereno in cui già dal primo giorno mi sono trovata a mio agio, mentre l’anno passato lavoravo con ansia, perché ogni mia azione era condizionata dalle aspettative che la titolare nutriva nei miei confronti.
Quest’anno ho provato su me stessa che cosa significa stare sempre a contatto con il pubblico, di qualunque età esso sia, gestire le circostanze difficili situazioni dalle quali, di primo acchito, non sapresti come uscirne, ma con un po’ di esperienza e, molte volte con un po’ di astuzia, si riesce a portare la vendita a buon fine.
Non mi rimane che augurare a tutti coloro che intraprendono la strada dei corsi professionalizzanti, esperienze simili a quella appena vissuta da me.
Rosanna